“Houston, abbiamo un problema”: qualcosa in Occidente si è rotto. L’orologio della storia si è inceppato e non serve essere inguaribili pessimisti per comprendere che l’umanità ha intrapreso una via pericolosa. In Occidente viviamo una fase di crisi profonda, forse irreversibile, delle società cosiddette “liberali” e del paradigma culturale e sociale che queste rappresentano. La stessa idea di democrazia, così come la intendevamo fino a oggi, è messa in discussione. Si ha la netta sensazione che la cultura liberale, o meglio, la “sensibilità liberale” che ne costituisce il principio fondativo, sembri aver esaurito la sua spinta propulsiva e la sua fase storica. Ecco, allora, la tesi di questo libro: solo una prospettiva conservatrice del bene comune può forse, ancora, liberare lo spirito “liberale” originario dalle secche dove si è arenato. Messo da parte il radicalismo rivendicativo e identitario e superata l’ubriacatura del liberismo che lo ha ridotto a una misera dottrina economica, può essere restituito alla sua missione primaria: la difesa della libertà e la tutela dell’inviolabilità dell’individuo. Se questa scommessa ha delle possibilità sarà il tempo a dimostrarlo. Occorre, tuttavia, iniziare ora il cammino in questa direzione.
Anno: 2026
Editore: Giubilei Regnani
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