La fine della società aperta su La Lettura del Corriere

La Lettura

qui sopra il pdf dell’articolo.

“Una cosa facile è osservare una situazione e trovare i punti critici. Una cosa un po’ più difficile, ma non troppo, è proporre cambiamenti e soluzioni per quei problemi. Una cosa assai difficile è cambiare il sistema di riferimento entro il quale ci si trova e così finalmente poter vedere cambiamenti e soluzioni prima impensabili, al di fuori dello schema di gioco, per così dire…. Questo è ciò che tentano di fare alcuni libri, fra cui l’ultimo di Stefano Davide Bettera, giornalista e saggista, intitolato coraggiosamente: La fine della società aperta. Il mondo oltre l’ordine liberale. Coraggiosamente perché oggi, nonostante sembrino esserci grandi cambiamenti nell’ordine mondiale (e ci sono, in effetti), al fondo di questi sconvolgimenti forse non si sta evidenziando alcun vero cambiamento strutturale del sistema che tutto regge: il capitalismo finanziario unito alla violenza del denaro come forza sociale. Verrebbe da dire che tutto viene stravolto, ma i fondamenti non sono messi in discussione. Ecco, Bettera tenta di esplorare le possibilità che intacchino anche questi fondamenti, proprio in un momento in cui tutto si trasforma e nulla sembra affidabile… Come detto, è un libro che ha il sapore di un conservatorismo liberale, pur molto indipendente e molto lucido, ma che potrà piacere anche a chi ha visioni affatto diverse, perché si pone in difesa dell’autonomia intellettuale e offre in bella vista un esercizio di pensiero libero esso stesso”. Guido Bosticco oggi su La Lettura del Corriere della Sera coglie con profondità e rara lucidità il senso del mio ultimo libro. E rende omaggio all’organicità del pensiero che attraversa tutto il mio lavoro. Non si può ringraziare abbastanza quando ciò accade. Ma ogni tanto accade. E dunque posso solo dire di essere grato e commosso.



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