1. Nel silenzio, nella contemplazione, non vi è nulla di ascetico, bensì una profonda immanenza. Il silenzio, in particolare, diviene importante perché consente di dare la giusta rilevanza alla parola. Il silenzio e gli stati meditativi diventano strumenti funzionali alla coltivazione di quelle condizioni e qualità che permettono alla risorsa della consapevolezza e dell’attenzione di attivarsi. Non viceversa. Gli stati contemplativi non sono dunque un obiettivo da raggiungere o un ideale da emulare. Bensì, anch’essi, risorse da condividere.